Perché Musk resterà al centro dell’amministrazione Usa anche dopo Trump
La Stampa · Francesco Rigatelli ·
Dal 2024 il patrimonio di Elon è quadruplicato. Le sue creazioni hanno conquistato la macchina del governo federale: per il successore di The Donald sarà diffi…
Per le elezioni di Midterm Elon Musk ha investito oltre 445 milioni di dollari a sostegno del Partito Repubblicano. Una cifra spropositata che, tuttavia, non è riuscita a contenere lo “tsunami blu” che ha riportato il Congresso nelle mani dei Democratici, segnando l’inizio di quella che è stata da molti definita come “l’era post-Trump”. Ma per comprendere questo dato bisogna allargare lo sguardo e tornare indietro fino alla primavera 2025, momento della rottura tra il magnate e il presidente americano.
Secondo un rapporto pubblicato dal Democracy Defenders Fund (DDF), ad oggi il patrimonio netto di Elon Musk è più che raddoppiato rispetto ai 419 miliardi di dollari che possedeva quando lasciò l'amministrazione ed è quasi quattro volte superiore ai circa 250 miliardi che aveva nel luglio 2024, quando decise di schierarsi con Trump sostenendolo contro la candidata democratica alla presidenza Kamala Harris. Ma non solo. Una verifica condotta sulle banche dati dei contratti federali e sugli annunci ufficiali mostra che le aziende di Musk hanno ottenuto almeno 10 miliardi di dollari in contratti da quando ha lasciato il governo. Una cifra che si somma ai 6,3 miliardi di dollari stimati in contratti assegnati alle sue aziende durante il periodo in cui Musk ha ricoperto il ruolo di guida politica del DOGE (Department of Government Efficiency). Tra questi figurano due dei contratti individuali più consistenti assegnati dal Pentagono a SpaceX, rispettivamente da 4,2 e 2,3 miliardi di dollari. Investimenti avvenuti nell'ambito del programma Golden Dome, progettato per intercettare i missili in arrivo nelle prime fasi del volo o addirittura prima del lancio, utilizzando una rete di satelliti nello spazio.
Tuttavia, il rapporto tra l’azienda tecnologica e il Dipartimento della Difesa statunitense ha sempre avuto vita autonoma rispetto a quello con Donald Trump. Già prima del suo insediamento, infatti, il Pentagono e la NASA assegnavano a SpaceX contratti miliardari, mentre la rete satellitare Starlink stava diventando un'infrastruttura fondamentale per le comunicazioni. Una collaborazione che non ha risentito della rottura pubblica tra Trump e Musk, ma che, al contrario, si estesa anche ad altri ambiti, come il lancio di satelliti militari e la gestione delle infrastrutture spaziali. La ciliegina sulla torta è arrivata lo scorso ottobre con la nomina di Musk a componente di un comitato consultivo del Pentagono incaricato di studiare le esigenze militari nelle guerre future. Una serie di dati, quelli pubblicati dal Democracy Defenders Fund, che evidenziano quanto il governo americano sia dipendente da un'azienda privata, il cui proprietario può esercitare un'influenza considerevole sulle infrastrutture strategiche, sulle comunicazioni militari e sulle capacità di difesa degli Stati Uniti.
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