Una grana al giorno per Giorgia

La Stampa · Marcello Sorgi ·

In tempi normali - ma ormai, si sa, non sono più quei tempi - la decisione del Consiglio dei ministri di portare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sul fine vita approvata in Veneto sotto la gestione Zaia, e di votarla a maggioranza, con l’opposizione del ministro Calderoli, avrebbe portato a una...

In tempi normali - ma ormai, si sa, non sono più quei tempi - la decisione del Consiglio dei ministri di portare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sul fine vita approvata in Veneto sotto la gestione Zaia, e di votarla a maggioranza, con l’opposizione del ministro Calderoli, avrebbe portato a una crisi di governo.

Se una coalizione non è in grado di intendersi su un provvedimento, o rinvia la decisione, o cerca la rottura. Ed è quel che è accaduto ieri a Palazzo Chigi, in un’atmosfera peraltro di quasi indifferenza: come se fossero cose che ogni tanto, se devono capitare, capitano.

E se non fosse avvenuto dopo il congresso straordinario del Carroccio convocato da Salvini per ottenere - e l’ha ottenuta - dopo settimane di mugugno, una riconferma un po’ forzata, che ha lasciato irrisolte le questioni politiche poste dalla consistente ala dissidente del Nord, magari sarebbe passata in cavalleria anche questa decisione, considerato che il governo ha scelto questa linea anche per leggi analoghe votate in regioni di centrosinistra. Sorvolare su quella del centrodestra, proprio non poteva.

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