Un gioco di geni e molecole. Ecco come si comincia a riparare il cervello
La Stampa · Valentina Arcovio ·
Per lungo tempo abbiamo osservato il cervello, limitandoci a descriverne i meccanismi più visibili e a essere spettatori del suo inesorabile declino. Oggi, invece, possiamo cominciare a curarlo e persino a riprogrammarne i meccanismi biologici.
Per lungo tempo abbiamo osservato il cervello, limitandoci a descriverne i meccanismi più visibili e a essere spettatori del suo inesorabile declino. Oggi, invece, possiamo cominciare a curarlo e persino a riprogrammarne i meccanismi biologici.
La neurologia non si accontenta più di formulare diagnosi attendibili a fronte di armi terapeutiche spuntate, ma entra nella cellula con terapie a Rna, capaci di correggere, per esempio, i difetti genetici della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.
Allo stesso tempo, si sta imparando a scavalcare la barriera ematoencefalica per disinnescare la neuroinfiammazione nella sclerosi multipla e sono stati individuati alcuni biomarcatori nel sangue che possono anticipare la diagnosi di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. A questa realtà si affiancano una neurochirurgia di precisione in grado di far regredire l’idrocefalo normoteso, una forma di demenza a lungo considerata ineluttabile, ma in realtà reversibile.
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