Il Ddl contro lo stupro fermo al Senato: il significato di “consenso” è il nodo da sciogliere

La Stampa · Irene Famà ·

La Camera approvò all’unanimità nel novembre 2025, poi le complicazioni

Il governo presenta la nuova edizione di “Corri libera”, la gara di cinque chilometri contro la violenza sulle donne in programma domenica 15 novembre. Un’iniziativa per sensibilizzare ed educare al rispetto a partire dalla scuola. «Bisogna insegnare che la gelosia non è amore, il possesso non è affetto», sottolinea il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Certo, l’educazione è importante nella battaglia contro la violenza sulle donne e il patriarcato. Come sono importanti i progetti, i programmi, le manifestazioni. Ma non bastano. La lotta contro la violenza di genere ha numerose sfaccettature: quella culturale e quella legale.

A parole tutti sostengono di voler un codice penale che contrasti violenze sessuale e molestie, eppure il disegno di legge contro gli stupri è bloccato al Senato e destinato a finire su un binario morto con la fine della legislatura. Con maggioranza e opposizione che non riescono a trovare un equilibrio, un compromesso.

Approvato all’unanimità alla Camera a novembre 2025 – con un’intesa tra la premier Giorgia Meloni e la leader Pd Elly Schlein – avrebbe dovuto riformare il codice penale in materia di violenza sessuale e includere il principio del «consenso libero e attuale». Un passo rivoluzionario: specifica che il consenso dev’essere dato in modo volontario e libero, valido per tutta la durata dell’atto sessuale e revocabile in ogni momento. E ancora. Stabiliva che il consenso non può mai essere presunto, per esempio in caso di silenzio sia prima sia durante il rapporto.

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