“Ristoratori, frenate i prezzi del vino”: la sfida dei produttori contro la crisi
La Stampa · Massimiliano Peggio ·
Da Asti la provocazione anti-ricarichi: “Giusto un 10 percento, oltre si danneggia il mercato”
«Dico, proferisco e sentenzio che l’Olivares de’ vini è troppo caro». Chissà, forse l’azzeccagarbugli manzoniano avrebbe modificato così la sua celebre frase dei Promessi Sposi, se si fosse trovato oggi a consultare la lista dei prezzi delle bottiglie in alcuni ristoranti. Già, altro che cultura del territorio e difesa delle tradizioni: certe cifre mettono i brividi e le bottiglie restano in cantina, invendute. E la crisi incombe sulle vigne peggio della flavescenza dorata.
Ecco allora servita la provocazione nel calice. Passino gli effetti nefasti dei dazi trumpiani o l’incremento dei costi energetici o i dispetti della natura. «Se il vino al ristorante venisse venduto a prezzi ragionevoli - afferma Luca Ferraris, uno dei più noti produttori di Ruché di Castagnole Monferrato - la crisi non ci sarebbe. Bisogna dire basta con certe carte stellari che non fanno bene al mercato e allontanano i clienti, soprattutto i più giovani, impedendo loro di apprezzare i migliori prodotti di un territorio».
Incassata l’alleanza di un altro big del vino, Stefano Chiarlo, insieme si sono rivolti al più scenografico ristorante di Asti, «Il Podestà» per lanciare la loro provocazione e frenare i rincari al tavolo. «Per quaranta giorni - dice, il ristoratore, Bruno Violato - metterò in lista alcuni vini emblematici di questi due produttori a prezzi calmierati, al calice o in bottiglia. Aggiungendo anche informazioni sull’identità culturale del Monferrato attraverso un servizio professionale che non lasci smarrito il cliente». Detta così sembra la scoperta dell’acqua calda ma non è scontato. «Bisogna scuotere le coscienze, far capire che nel calice c’è molto di più, non solo una bevanda. Ci sono storie di famiglia, legami, fatiche ma anche tanta qualità che va riscoperta. Il vino dev’essere un valore da condividere all’insegna della consapevolezza, senza esagerazioni» afferma Chiarlo.
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