Make America Democratic Again
Il Sole 24 Ore · Ugo Tramballi ·
Aveva trasformato queste midterms in un voto personale, contro la tradizione e il buonsenso per un presidente in carica. E per i repubblicani che avevano seguito senza obiettare i comportamenti di Donald Trump, il risultato è stato una Waterloo alla Camera dei Rappresentanti, una grave sconfitta in Senato e un’inaspettata decimazione fra i 36 governatori… Leggi tutto »Make America Democratic Again
Aveva trasformato queste midterms in un voto personale, contro la tradizione e il buonsenso per un presidente in carica. E per i repubblicani che avevano seguito senza obiettare i comportamenti di Donald Trump, il risultato è stato una Waterloo alla Camera dei Rappresentanti, una grave sconfitta in Senato e un’inaspettata decimazione fra i 36 governatori in competizione. Ed è difficile non riconoscere che per i democratici sia un “blue-nami”, uno tsunami blu, il colore del loro partito.
I segnali di un risultato simile erano apparsi subito, già al primo spoglio e con le prime percentuali di voti scrutinati. Nel corso delle ore si sono progressivamente confermati e in molti casi rafforzati. I sondaggi che rischiano sempre di fallire, questa volta prevedevano senza incertezze il risultato finale. Non era difficile perché il 37% degli americani si era già dichiarato “insoddisfatto”, il 38 “arrabbiato”: sommati, facevano un dissenso del 75%. Donald Trump che prometteva di prosciugare “la palude di Washington” è diventato lui stesso palude, in quella nebbia di interessi economici personali e familiari che ha creato attorno a se. E di guerre mediorientali inutili e costose, nella regione dove aveva promesso di non farle.
Il voto di medio termine non poteva che trasformarsi in quello che era sempre stato, implicitamente durante la campagna, esplicitamente alla fine dello spoglio dei voti: un referendum su Donald Trump che Donald Trump ha superbamente voluto e perso. Nessuno dei suoi predecessori si era mai esposto in questo modo, partecipando raramente al dibattito di una campagna elettorale che tradizionalmente punisce il presidente in carica a metà della sua amministrazione.
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