Laterza pubblica la propria storia, ma non è d’accordo con l’autrice
La Stampa · Mario Baudino ·
Un libro dedicato alla casa editrice barese di Alessandra Tarquinio esce con una nota in cui l’editore prende le distanze da valutazioni “non condivisibili”. C…
«È come se la Marengo di Alba scrivesse sulle etichette delle proprie bottiglie di vino: “Attenzione, questo vino sa di tappo”» brontolò Beppe Fenoglio con gli amici quando uscì La Malora nei “Gettoni” di Elio Vittorini con un risvolto di copertina molto riduttivo, dove si parlava di un rischio di provincialismo. Non fu il solo caso, ovviamente: Vittorini pubblicava anche libri che non lo convincevano del tutto, e li discuteva per così dire in pubblico. La stessa sorte toccò per esempio a Goliarda Sapienza o a Elemire Zolla per Minuetto all’Inferno («Non so, francamente, cosa valga questo “romanzo satanico”»). E’ considerato un caso unico nella storia della nostra editoria – e non solo -, dove ovviamente le quarte di copertina sono entusiastiche, spesso anche al di là del buon gusto.
Bene, ora accade qualcosa di simile, non per un’opera di invenzione letteraria ma per un saggio storico di Alessandra Tarquini, Laterza. Una casa editrice nella cultura italiana del Novecento, appena uscito per l’editore barese. Che però, in una nota a inizio volume firmata, ringrazia sì l’autrice per l’impegno e la passione, ma aggiunge che «ha espresso giudizi che a volte non abbiamo condiviso: ciò è del tutto coerente con un saggio critico che non è una storia celebrativa della casa editrice». Ragion per cui «la scelta di pubblicarlo nel pieno rispetto del lavoro dell’autrice è la conferma – anche in un caso particolare come questo – della nostra abitudine, sin dagli inizi, di favorire la massima libertà di giudizio e pluralismo di idee dei nostri autori».
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