«Il paziente inglese» compie 30 anni: uno di quei film che sembravano nati per celebrare un cinema in odor di scomparsa
Corriere della Sera · Filippo Mazzarella ·
L’enormità oggi palese di dodici nomination e nove Oscar lo consacrarono a sorpresa
L’enormità oggi palese di dodici nomination e nove Oscar lo consacrarono a sorpresa
Il 6 novembre 1996 veniva presentato a Los Angeles in anteprima mondiale Il paziente inglese/The English Patient (da noi in sala a fine febbraio 1997) del prematuramente scomparso Anthony Minghella: uno dei più emblematici tra quei film hollywoodiani (seppur frutto di coproduzione angloamericana) di fine millennio che sembravano nascere perlopiù con il proposito di celebrare la nostalgia per un cinema in odor di scomparsa.
Tratto dal romanzo di Michael Ondaatje e ambientato nella Toscana della campagna d’Italia durante le ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale, vede l’infermiera Hana (Juliette Binoche) assistere un uomo sfigurato dalle ustioni (Ralph Fiennes) che lentamente riacquista la memoria e rivela la propria identità: è Laszlo de Almasy, cartografo ed esploratore coinvolto in una tragica relazione adulterina con Katharine (Kristin Scott-Thomas), moglie di un collega (Colin Firth), durante una missione nel deserto egiziano. Mentre il passato riaffiora, Hana trova un inatteso sentimento nell’artificiere sikh Kip (Naveen Andrews); e il misterioso Caravaggio (Willem Dafoe) sembra conoscere più di quanto lasci intendere.
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