Passaporto digitale: la filiera del riuso diventa tracciabile
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Rimini, 6 nov. (askanews) - Non basta più dichiarare che un prodotto è stato recuperato o inserito in un processo di riuso. La nuova frontiera...
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Passaporto digitale: la filiera del riuso diventa tracciabile
Rimini, 6 nov. (askanews) - Non basta più dichiarare che un prodotto è stato recuperato o inserito in un processo di riuso. La nuova frontiera dell'economia circolare è poterlo dimostrare, trasformando la sostenibilità da semplice impegno a certezza basata su dati tracciabili e verificabili. È la riflessione al centro dell'incontro promosso da Omnisyst con il supporto di Assoambiente a Ecomondo, focalizzato sull'evoluzione dei modelli di tracciabilità della filiera. "Dimostrare la circolarità è una questione anche di aumentare la fiducia verso questo settore. Parliamo comunque del settore della gestione dei rifiuti, e quando si parla di rifiuti c'è sempre un preconcetto, sia a livello di cittadini che di istituzioni. Rendere trasparente e chiaro tutto il percorso che si fa, dal rifiuto in ingresso fino alla produzione di un nuovo materiale, è assolutamente importante: non solo per dare credibilità a questo tipo di attività di trattamento, ma anche per dare valore a quello che viene riportato sul mercato" ha dichiarato Elisabetta Perrotta, Direttore Assoambiente. A portare un esempio concreto sul campo è Second Life, azienda campana che ha già rimesso sul mercato oltre 7,5 milioni di prodotti e che ha scelto di adottare un passaporto digitale. "Il passaporto digitale, per un'azienda etica come la nostra, era indispensabile: era la parte mancante. Abbiamo deciso di collaborare con Omnisist per inserire questo tassello che ci permetterà, almeno nel nostro settore, di cancellare la zona grigia. Diamo così al consumatore la risposta per un acquisto davvero consapevole, mostrando tutto il percorso del prodotto da quando entra a quando esce, con tutte le fasi di lavorazione che ci sono all'interno" ha aggiunto Antonio Di Nuzzo, CEO Second Life. Il sistema converte l'intero percorso operativo di selezione e rigenerazione dei capi in una catena di informazioni digitale. "Per fare un passaporto che funzioni veramente bisogna prima partire dai processi reali. Siamo andati in capannone, abbiamo visto quali erano i processi di ritiro, di selezione, di lavorazione e di spedizione, e da lì abbiamo ricostruito, unito i punti e trasferito queste informazioni sul passaporto digitale, registrandole su QR code e su blockchain, rendendo così i dati immutabili. Abbiamo creato un sistema funzionale che rispondesse esattamente alle azioni reali che avvenivano sul campo" ha proseguito Pamela Dormienti, Sustainability Manager Omnisyst. A garantire la massima trasparenza interviene la tecnologia sviluppata da The Nest Company, che rende i dati inalterabili nel tempo grazie alla notarizzazione su blockchain. "La blockchain viene utilizzata per la certezza del dato, per rendere un dato digitale un dato certo, proprio come un notaio digitale. Abbiamo conosciuto la blockchain per le criptovalute, ma in questo caso non vengono usate criptovalute: grazie a questa tecnologia vengono trascritte tutte le informazioni dei materiali nei loro diversi passaggi. Si gestisce così la catena di custodia, cioè tutti i passaggi del materiale, per poter dimostrare effettivamente dove va a finire quel prodotto e quali sono i suoi effettivi utilizzi" ha concluso Riccardo Parrini, CEO The Nest Company. Un confronto che dimostra come la digitalizzazione stia trasformando la sostenibilità da semplice principio a strumento operativo, tracciando una nuova rotta per la trasparenza e la competitività dell'intera filiera del recupero.
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