Pensioni e tfr, liberi fondi in libero Stato

La Stampa · Alessandro De Nicola ·

Come molti lettori sanno, accanto alla pensione pubblica, il lavoratore italiano può costruirsene una seconda, detta complementare, versando in un fondo il Tfr e una piccola quota dello stipendio. I fondi sono di tre tipi e sono già oltre 10 milioni gli italiani iscritti. Quelli negoziali nascono dai contratti...

Come molti lettori sanno, accanto alla pensione pubblica, il lavoratore italiano può costruirsene una seconda, detta complementare, versando in un fondo il Tfr e una piccola quota dello stipendio. I fondi sono di tre tipi e sono già oltre 10 milioni gli italiani iscritti. Quelli negoziali nascono dai contratti collettivi di categoria, non hanno scopo di lucro e sono amministrati insieme da sindacati e imprese. I fondi aperti sono prodotti offerti da banche, assicurazioni e società di gestione a chiunque voglia aderire. I Pip, piani individuali pensionistici, sono polizze vita con finalità previdenziale sottoscritte dal singolo. Ci sono inoltre fondi preesistenti alla riforma del 1993, frutto di accordi aziendali specifici. A chi sceglie il fondo negoziale e vi versa un contributo proprio, il contratto collettivo garantisce un versamento aggiuntivo dell’azienda, in genere fra l’1 e il 2 per cento della retribuzione.

Dopo due anni di iscrizione il lavoratore ha sempre potuto trasferirsi altrove, ma così perdeva il contributo del datore. Il diritto esisteva, ma esercitarlo costava caro. La legge di bilancio 2026 ha abrogato il rinvio ai limiti fissati dalla contrattazione e, dal 31 ottobre scorso, il contributo aziendale segue il lavoratore anche verso un fondo aperto o un Pip.

Il primo argomento a favore riguarda la natura del contributo: è retribuzione, negoziata al posto di aumenti in busta paga, e dovrebbe quindi appartenere a chi lavora, non a un gestore. Il secondo è la concorrenza. Finora il fondo negoziale era la scelta quasi obbligata, e un fondo che non può perdere iscritti ha pochi motivi per migliorare. Ora dovrà convincerli a restare, e chi gestisce bene a costi bassi non ha nulla da temere. Conta infine la varietà dei bisogni: un trentenne con altri risparmi può volere una gestione più esposta alle azioni di quella pensata per l’iscritto medio.

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