Il dilemma dei repubblicani: limitare il presidente senza arrivare allo scontro

La Stampa · Alberto Simoni ·

La sconfitta e l’instabilità di Trump peseranno sui prossimi due anni Con il Congresso a guida dem molti nel partito cercano un avvocato

Antonia Hitchens ha raccontato sul New Yorker che lo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson, poco prima del voto, avrebbe evocato l’idea di lasciare la politica, tornare in Louisiana e aprire una ditta di giardinaggio. L’aneddoto descriveva un sentimento pre-elettorale di estrema inquietudine fra i repubblicani, sentimento che i risultati hanno poi confermato nella misura clamorosa che abbiamo visto.

Trump ha usato i comizi (sempre più bizzarri, surreali, quando non decisamente grotteschi) per cercare di riprodurre la campagna del 2024, quella che lui stesso ha chiamato la più grande rimonta politica della storia. Non è andata così. Nel 2025, a Washington, molti cercavano un modo per entrare nell’amministrazione. Oggi, secondo un collaboratore del presidente, molti cercano un modo per uscirne e (secondo il Wall Street Journal) sono alla ricerca di un avvocato, in vista delle inchieste che sicuramente arriveranno con l’insediamento del nuovo Congresso.

Che il partito del presidente esca sconfitto dalle elezioni di metà mandato è quasi una regola della politica americana. Questa volta però le proporzioni del voto dicono altro, e così i territori in cui la sconfitta è maturata, alcuni dei quali sembravano al riparo da qualunque cambiamento. I democratici avranno la Camera e il Senato. Sul risultato hanno pesato il costo della vita, la guerra con l’Iran, i sospetti di corruzione, e prima di tutto il modo in cui il presidente ha usato il suo potere.

Read the full story at La Stampa · All coverage of this story