Almgren, il runner ingegnere che con il suo metodo ha vinto la maratona di New York. Il segreto? Controllo dell'acido lattico (e poi respirare in un sacchetto)

Corriere della Sera · Marco Bonarrigo ·

Ingegnere, nella preparazione utilizza una metodologia innovativa che si basa sul dosaggio del lavoro quotidiano in base al lattato, in pratica il tasso di affaticamento. Poi scarpe rivoluzionarie e super dosi di carboidrati

Ingegnere, nella preparazione utilizza una metodologia innovativa che si basa sul dosaggio del lavoro quotidiano in base al lattato, in pratica il tasso di affaticamento. Poi scarpe rivoluzionarie e super dosi di carboidrati

Esattamente come i giovani atleti a inizio carriera, anche gli sportivi della domenica hanno i loro idoli: chi va in bici sogna di pedalare alla ruota di Pogacar, chi gioca a tennis di imitare il rovescio a due mani di Sinner, chi pratica il golf venera Rory McIlroy. Ogni anno nel mondo 1,3 milioni di uomini e donne concludono una maratona: un numero enorme e in continua crescita. La maratona è una disciplina popolarissima ma ai runner dei fenomeni dei 42 km interessa zero. Pochissimi sanno identificare Tadese Takele (primo alla maratona di Tokyo 2026, una delle sette major stagionali), John Korir e Amos Kipruto (vincitori a Boston e Chicago), Addisu Gobena che ha dominato Sidney e Guye Idemo Adola re di Berlino. Più interesse ha suscitato Sabastian Sawe ma solo perché lo scorso aprile a Londra il 31enne keniano è stato il primo uomo a scendere sotto le due ore sui 42,195 chilometri. Dal 1° novembre, però, in Rete e sui campi di gara si parla solo di Andreas Almgren, 30 anni, che ha vinto la New York City Marathon 2026. Andreas suscita curiosità perché è svedese e bianco e l’ultimo (e unico) bianco non africano ad aver vinto negli ultimi trent’anni nella Grande Mela era stato - a sorpresa - il brasiliano Marílson Gomes dos Santos nel 2006 e 2008. Incidentalmente, è Almgren anche europeo nativo, primo successore del nostro Giacomo Leone che vinse nel 1996.

L’altra ragione dell’interesse è lo svedese che ha dominato a New York al debutto (in precedenza aveva gareggiato solo tre volte sui 21 km), fatto rarissimo, e arrivando dal mezzofondo veloce. A guardare la sua complessione fisica, poi, la muscolatura sviluppata del torso e delle gambe, Andreas tutto sembra meno che il classico maratoneta keniota o etiope filiforme.

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